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	<title>Collezione del Talento &#187; Parigi</title>
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		<title>MIGNECO Giuseppe</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 18:49:54 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.collezionedeltalento-museodigitale.com/giuseppe-migneco-biografia-ed-opere/"><strong>Clicca per iniziare il tour virtuale dell&#8217;opera di Giuseppe Migneco</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;">Giuseppe Migneco nasce a Messina nel 1908. Dopo aver fatto gli studi classici nella città natale, si trasferisce nel 1931 a Milano dove comincia a studiare medicina. Nel capoluogo lombardo comincia ad entrare nel mondo dell&#8217;arte disegnando bozzetti per il &#8220;Corriere dei piccoli&#8221; e facendo il ritoccatore per l&#8217;editore Rizzoli. Queste esperienze lo portano ad iniziare la sua attività pittorica che lo renderà famoso, realizzando dipinti dai contenuti autobiografici. Nel 1934 avviene la svolta. Entra in contatto con Aligi Sassu, Renato Birolli, Raffaele De Grada dai quali resta incantato. Nel 1937 è tra i fondatori del movimento di &#8220;Corrente&#8221; che raggruppa artisti provenienti da diversi orizzonti culturali, con il comune obiettivo di aprirsi alla cultura moderna europea, rifiutando l&#8217;isolamento culturale imposto dal fascismo. In &#8220;Corrente&#8221; affluiscono, nel tempo, artisti con visioni dell&#8217;arte molto diverse, uniti inizialmente per respingere canoni pittorici ormai superati, che prenderanno poi strade diverse, come Arnaldo Badodi, Renato Birolli, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/cassinari-bruno/">Bruno Cassinari</a>, Sandro Cherchi, Piero Gauli, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/guttuso-renato/">Renato Guttuso</a>, Giacomo Manzù, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/morlotti-ennio/">Ennio Morlotti</a>, Paganin, Aligi Sassu, Italo Valenti, e Emilio Vedova. Nel dopoguerra Migneco affina il suo gusto per il &#8220;realismo sociale&#8221; subendo l&#8217;influsso dei pittori murari messicani. Un suo ammiratore lo definì “intagliatore di legno che scolpisce col pennello”. Negli anni Cinquanta viene consacrato come uno dei più importanti maestri dell’arte italiana contemporanea. Sue personali si sono svolte in importanti gallerie nazionali ed estere: Goteborg, Boston, Parigi, Stoccarda, New York, Amsterdam, Amburgo e Zurigo. Nel 1958 partecipa alla XXIX Biennale d&#8217;arte di Venezia. I suoi colori sempre forti e vivaci che ricordano la sua Sicilia dai tratti violenti e netti, i volti duri e coraggiosi rendono le sue tele espressione della lotta esistenziale, nel continuo e profondo confronto con l&#8217;umanità e con gli eventi che la assediano, nella coscienza e nella speranza di libertà e di memoria, al di là dell&#8217;assurda solitudine dell&#8217;esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Muore a Milano il 28 febbraio del 1997.</p>
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		<title>LICATA Riccardo</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Mar 2013 18:26:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Clicca qui per iniziare il tour virtuale dell&#8217;opera di Riccardo Licata Riccardo Licata nasce a Torino, il 20 dicembre del 1929. Tra il 1935 ed il 1945 vive a Roma con la sua famiglia e successivamente si trasferisce a Venezia, dove comincia a frequentare il  Liceo Artistico. Studia la cultura della Bauhaus e inizia a cimentarsi con &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.collezionedeltalento-museodigitale.com/riccardo-licata-biografia-ed-opere/"><strong>Clicca qui per iniziare il tour virtuale dell&#8217;opera di Riccardo Licata</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Riccardo Licata nasce a Torino, il 20 dicembre del 1929. Tra il 1935 ed il 1945 vive a Roma con la sua famiglia e successivamente si trasferisce a Venezia, dove comincia a frequentare il  Liceo Artistico. Studia la cultura della Bauhaus e inizia a cimentarsi con il mosaico. Conosce gli artisti Giuseppe Santomaso, Emilio Vedova, Lorenzo Viani, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/turcato-giulio/">Giulio Turcato</a> e Renato Birolli. Nel 1949 con altri giovani costituisce un gruppo di tendenza astratta. Nel 1950 s’iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia e due anni più tardi partecipa con un grande mosaico alla Biennale di Venezia e, nel 1953, alla Triennale di Milano.</p>
<p style="text-align: justify;">Conosce Gino Severini e diventa suo assistente alla cattedra di mosaico. Comincia a vivere tra Parigi e Venezia, frequentando gli studi di vari artisti. Diventa docente di mosaico all’Accademia di Belle Arti di Parigi e, dal 1970, insegna tecniche dell’incisione a Venezia. Nel 1963 vince il premio Michetti. Partecipa alle Biennali di Venezia del 1964, 1970 e 1972, alla Quadriennale di Roma, alle Biennali di Parigi, San Paolo e Alessandria d&#8217;Egitto.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo periodo sviluppa e definisce quello che poi diventerà il suo linguaggio artistico, una specie di alfabeto composto da simboli e tratti grafici, che saranno i &#8220;soggetti&#8221; di moltissime sue opere, specialmente gli oli su tela, nelle tecniche miste, e nelle serigrafie a tiratura limitata. Questi tratti  Licata stesso li definisce lettere immaginarie, una &#8220;scrittura grafico-pittorica&#8221; che trae ispirazione dal linguaggio musicale.</p>
<p style="text-align: justify;">Suoi grandi mosaici sono installati in spazi pubblici di città italiane e francesi quali Genova (Palazzo dei lavori pubblici), Bourgoin-Jallieu, Sault-lès-Rethel, Lilla (Università),Perpignano, Monza (largo di via Italia), Reggio Emilia (Camera del Lavoro), ecc. Si è occupato anche di scenografie teatrali (<em>Medea</em> di Euripide, nel 1978 a Treviso, Teatro Comunale) e di balletto (<em>Ichspaltung</em> di Giuseppe Marotta nel 1980 a Venezia, Teatro Goldoni).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche moltissime sue opere si trovano presso Musei d&#8217;Arte Moderna di Venezia, Milano, Mulhouse, Alessandria, Roma, Torino, Varsavia, San Paulo del Brasile, Vienna, New York, Stoccolma, Firenze, Stoccarda, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra Venezia e Roma, in importanti luoghi come La Biblioteca Nazionale Marciana ed il Museo Nazionale di Palazzo Venezia, sono state ospitate importantissime mostre del maestro, esaltando ciò che è stata la sua ricca ed originale produzione artistica. Proprio la mostra &#8220;Riccardo Licata e le stagioni dello spazialismo a Venezia&#8221; ha proposto una rassegna delle opere di Licata tra gli anni 50 e 60, confrontandole con quelle di altri artisti contemporanei aderenti alla corrente spazialista, di cui fu il fondatore Lucio Fontana.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre nell&#8217;anno 2009, la città di Venezia, per celebrare gli 80 anni del pittore e mosaicista, ospita nel prestigioso Palazzo Ducale una grande mostra di mosaici e vetri. Nello stesso anno Venezia ospita inoltre, presso la sede espositiva della ex Chiesa di Santa Marta, &#8220;Porto D&#8217;Arti&#8221; evento collaterale alla 53esima Biennale d&#8217;arte (progetto che figurerà nel Catalogo generale della stessa Biennale e in tutte le comunicazioni dell&#8217;Ente) in cui il maestro, che già annovera ben 8 presenze alla Biennale Veneziana, espone unitamente ad altri 7 artisti italiani di fama internazionale, tra i migliori esempi italiani nell&#8217;ambito delle arti visive.</p>
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		<title>MORLOTTI Ennio</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jan 2013 13:26:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ennio Morlotti nasce a Lecco nel 1910. Da piccolo frequenta il collegio Paolo Angelo Ballerini di Seregno e nel 1923, comincia a lavorare per mantenersi. Studia arte antica nelle chiese e nei musei ed inizia ad interessarsi all&#8217;arte contemporanea. Nel 1936, dopo aver conseguito la maturità artistica  presso l&#8217;Accademia di Brera, lascia il lavoro e si iscrive all&#8217;Accademia di Belle &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ennio Morlotti nasce a Lecco nel 1910. Da piccolo frequenta il collegio <em>Paolo Angelo Ballerini</em> di Seregno e nel 1923, comincia a lavorare per mantenersi. Studia arte antica nelle chiese e nei musei ed inizia ad interessarsi all&#8217;arte contemporanea. Nel 1936, dopo aver conseguito la maturità artistica  presso l&#8217;Accademia di Brera, lascia il lavoro e si iscrive all&#8217;Accademia di Belle Arti di Firenze sotto la guida di Felice Carena. Studia Masaccio, Giotto e Piero Della Francesca ma, con la paura che le sue radici pittoriche lombarde venivano deviate dalla pittura toscana, abbandona presto Firenze. Nel 1937 soggiorna per un breve periodo a Parigi dove entra in contatto con i grandi protagonisti dell&#8217;arte Europea, da Cézanne al Fauvismo e all&#8217;Espressionismo di Chaïm Soutine e di Georges Rouault. Alle Expositions Universelles de Paris conosce l&#8217;opera di Picasso, <em>Guernica</em>, rimanendone fortemente impressionato.</p>
<p style="text-align: justify;">Al suo ritorno in Italia si trasferisce a Milano e s&#8217;iscrive all&#8217;Accademia di Belle Arti di Brera. Grazie a quegli studi, comincia a far conoscere le sue prime opere, tra le quali si ricordano i paesaggi, le nature morte e gli studi di figura. Nel 1939 entra a far parte del gruppo dei pittori di Corrente con <a href="http://www.collezionedeltalento.it/treccani-ernesto/">Ernesto Treccani</a>, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/guttuso-renato/">Renato Guttuso</a>, Renato Birolli e Bruno Cassinari rivelandosi ben presto il più estremista del gruppo. Dopo un secondo soggiorno a Parigi nel 1947, partecipa al Fronte nuovo delle arti, e dopo la scissione, aderisce con Birolli e Cassinari al  Gruppo degli Otto di Lionello Venturi.</p>
<p style="text-align: justify;">Si spegna a Milano nel 1992.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>PERILLI Achille</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Dec 2012 11:14:57 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Achille Perilli nasce a Roma nel 1927. Ancora studente, organizza la sua prima mostra, assieme a Piero Dorazio e Giovanni Guerrini, al Liceo Giulio Cesare. Nel 1945 si iscrive alla Facoltà di Letteratura e Storia dell&#8217;Arte dell’Università di Roma, dove si laurea con Lionello Venturi con una tesi su Giorgio De Chirico. Nel 1946 conosce <a href="http://www.collezionedeltalento.it/guttuso-renato/">Renato Guttuso</a>,, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/accardi-carla/">Carla Accardi</a>, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/attardi-ugo/">Ugo Attardi</a>, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/consagra-pietro/">Pietro Consagra</a>, Antonio Sanfilippo e <a href="http://www.collezionedeltalento.it/turcato-giulio/">Giulio Turcato</a>, costituendo con loro,  il gruppo &#8220;<em>Forma1&#8243;</em>, di cui dirigeva il manifesto per un&#8217;arte &#8220;della forma pura&#8221;. La sua è una forma espressiva non figurativa, non referenziale, non rapportabile ad alcuna immagine conosciuta, senza alcun riferimento a forme reali o naturali.</p>
<p style="text-align: justify;">In forte polemica con il Neorealismo che si andava diffondendo in quegli anni, Achille Perilli aderisce al Mac (Movimento Arte Concreta1948), con Soldati, Bruno Munari, Monnet, Dorfles, collaborando successivamente alla fondazione delle riviste &#8220;Origine&#8221; e &#8220;Arti Visive&#8221;. Dopo aver esposto i suoi primi lavori con il Gruppo di &#8220;Arte Sociale&#8221; presso la sezione del Partito Socialista di via Molise a Roma, soggiorna a Parigi, dove conosce Arp, Magnelli e Picabia, studia le opere di Cézanne, Picasso, Braque, Matisse e Kupka e partecipa al Congresso Internazionale dei Critici d’Arte.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1951, in collaborazione con l’Art Club, allestisce, presso le sale della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la mostra &#8220;Arte Astratta e Concreta in Italia&#8221;: la prima rassegna completa dell’astrattismo italiano. Ne 1962 partecipa alla Biennale di Venezia con una sala intermente dedicata alla sua pittura. Numerosissime sono le sue mostre in Italia e nel mondo, tra cui si ricordano le retrospettive alla Narodni Galerie di Praga nel 1970 ed a Parigi nel 1984.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stile pittorico di Achille Perilli, fonda le sue figure geometriche sull&#8217;ambiguità, sull&#8217;essere insieme aperte e chiuse, sul suo crescere fino a creare uno spazio non reale, ma dell&#8217;immagine, fatta di figure piane che allo sguardo risultano inverosimili ed irregolari, quasi irrisolte e concepite in una direziona assolutamente astratta.</p>
<p style="text-align: justify;">Achille Perilli, grande protagonista del rinnovamento delle arti europee fin dal primo dopoguerra, offre nel 2006 una esposizione dal titolo “La Stravaganza della Scultura” che contiene una serie di sculture, dalle “Colonne” realizzate a partire dal 1963 fino al 1968, i “Bianchi” del 1975, i “Distorti” (1996-98), le “Argille” (1997-98) fino agli “Alberi”, produzione a cui il Maestro continua a lavorare ancora oggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>PISTOLETTO Michelangelo</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Nov 2012 09:40:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Michelangelo Pistoletto nasce a Biella nel 1933. A soli 14 anni comincia a lavorare nello studio del padre, pittore e restauratore. In seguito frequenta la scuola grafica pubblicitaria diretta da Armando Testa. Attorno agli anni &#8217;50 la sua ricerca si dirige verso l&#8217;autoritratto, che lo porterà ad ottenere i suoi primi successi. Infatti, la sua &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Michelangelo Pistoletto nasce a Biella nel 1933. A soli 14 anni comincia a lavorare nello studio del padre, pittore e restauratore. In seguito frequenta la scuola grafica pubblicitaria diretta da Armando Testa. Attorno agli anni &#8217;50 la sua ricerca si dirige verso l&#8217;autoritratto, che lo porterà ad ottenere i suoi primi successi. Infatti, la sua prima mostra personale si svolge, nel 1960, presso la Galleria Galatea di Torino. Nello stesso anno realizza alcuni autoritratti a dimensione reale su fondi monocromi in oro, argento e rame. L&#8217;anno seguente crea la serie di opere intitolate &#8220;<em>Il presente&#8221;</em>, dipingendo la propria figura su un fondo nero reso riflettente da uno strato di vernice trasparente. Nel 1962 realizza i suoi <em>Quadri specchianti</em>, utilizzando la tecnica  del riporto fotografico su carta velina applicata su lastra di acciaio inox lucidata a specchio,  includendo direttamente nell&#8217;opera lo spettatore e la dimensione reale del tempo. Grazie all&#8217;espressione artistica data dai Quadri specchianti, Pistoletto ottiene riconoscimento anche in sede internazionale, che lo portano a partecipare alle più importanti manifestazioni artistiche dedicate alla Pop Art e al Nouveau Realisme. Numerosissime sono le sue mostre in importanti Gallerie dell&#8217;Europa e dell&#8217;America. I quadri specchianti costituiranno la base della successiva  produzione artistica di Pistoletto e della sua parallela e costante riflessione teorica. Tra il 1965 e il 1966 produce ed espone, nel suo prestigioso studio, un insieme di lavori intitolati &#8220;<em>Oggetti in meno&#8221;</em>, realizzati nella dimensione contingente del tempo e basati sul principio delle differenze, infrangendo il dogma dell&#8217;uniformità dello stile artistico individuale. Questi lavori sono considerati basilari per la nascita dell&#8217;Arte Povera, movimento artistico teorizzato da Germano Celant nel 1967, di cui Pistoletto è uno dei più importanti esponenti.</p>
<p style="text-align: justify;">A cavallo tra il 1975 ed il  1976, presso la Galleria Stein di Torino, realizza un’opera dalla dimensione temporale di un anno, suddivisa in dodici mostre consecutive, intitolato <em>Le stanze.</em> È il primo di una serie di complessi lavori sviluppati ciascuno nell’arco di un anno e denominati “<em>continenti di tempo</em>”. Nel 1979 realizza ad Atlanta la <em>Creative Collaboration</em>, un’ampia collaborazione creativa, comprendente diverse discipline, estesa a tutta la città, la cui particolarità è il coinvolgimento non solamente di colleghi, ma soprattutto di giovani artisti locali. A metà degli anni 80 crea la sua &#8220;Arte dello squallore&#8221; opere formate da superfici e volumi in materiale anonimo, dai colori scuri e cupi. Nel 1991 gli viene conferito l&#8217;incarico di docente di Scultura pressol’Accademia di Belle Arti di Vienna, incarico che durerà per 9 anni. Nel 1998 viene inaugurata <em>Cittadellarte-Fondazione Pistoletto</em>, situata in un ex manifattura di Biella, dove tutt&#8217;ora si svolge il <em>Progetto Arte, </em>attività in cui l’arte viene considerata come il centro di una trasformazione socialmente responsabile. Sempre all&#8217;interno della Fondazione è esposta la sua famosissima opera, prodotta tra il 1967 ed il 1968, &#8220;Venere degli Stracci&#8221;, assemblaggio composto da un mucchio multicolore di stracci, contro il quale sta la copia di una libera riproduzione della celebre Venere con mela dello scultore neoclassico Bertel Thorvaldsen.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2002 diventa direttore artistico della Biennale Internazionale Arte Giovane Torino, il cui titolo è <em>Big Social Game</em>. Nello stesso anno riceve dalla Presidenza della Repubblica Italiana il Diploma di Benemerito della Cultura e dell’Arte. Nel 2007 riceve a Gerusalemme il Wolf Foundation Prize in Arts, “<em>per la sua carriera costantemente creativa come artista, educatore e attivatore, la cui instancabile intelligenza ha dato origine a forme d&#8217;arte premonitrici che contribuiscono ad una nuova comprensione del mondo</em>”. Nel 2013 si svolgerà una sua esilarante mostra presso il Museo del Louvre a Parigi</p>
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		<title>MESSINA Francesco</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Aug 2012 08:35:33 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Francesco Messina nasce a Linguaglossa, in provincia di Catania, nel 1900. Cresciuto a Genova, dove ha studiato e vissuto fino all&#8217;età di trentadue anni. Nel 1922 partecipò alla Biennale Internazionale d&#8217;Arte di Venezia e tra il 1926 ed il 1929 alle esposizioni del gruppo artistico <em>Il Novecento Italiano</em> a Milano. Nel 1932 si trasferisce a Milano. Due anni più tardi ottiene, dopo un concorso nazionale, la cattedra di scultura presso l&#8217;Accademia Brera di cui divenne, nel 1936, il direttore. Nel 1942 vince il Premio di Scultura alla XXIII Biennale Internazionale d’arte di Venezia, e solamente l&#8217;anno dopo viene nominato Accademico d&#8217;Italia. Nel 1947 partecipa all&#8217;esposizione di scultura e grafica a Buenos Aires nella Galleria Muller riscuotendo notevole successo. Nel 1949 espone alla <em>3rd Sculpture International </em>di Filadelfia assieme a Marino Marini e Picasso. Con una mostra personale partecipa anche alla XXVIII Biennale Internazionale di Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1974 viene aperto a Milano il Civico Museo-Studio Francesco Messina nell’antica chiesa sconsacrata di San Sisto al Carrobbio. Diventerà lo studio ufficiale dell&#8217;artista, dove vengono esposte circa ottanta sculture, tra gessi, terrecotte policrome, bronzi e cere e una trentina di opere grafiche (litografie, pastelli, acquarelli, disegni a matita), tutte donate al Comune di Milano.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1978 partecipa a due grandi mostre in Unione Sovietica presso il Museo Puskin di Mosca e l&#8217;Ermitage di Leningrado che poi aprirono delle sale dedicate grazie alla donazione di circa 40 opere di scultura e altrettante di grafica.</p>
<p style="text-align: justify;">Muore a Milano nel 1995 a Milano. Fondamentale è stata l&#8217;assistenza della figlia Paola, nei suoi ultimi anni di vita</p>
<p style="text-align: justify;">La critica l&#8217;ha consacrato come uno dei più grandi scultori figurativi del Novecento, insieme a Giacomo Manzù, Arturo Martini, Marino Marini. È il padre di alcuni dei maggiori monumenti del Novecento italiano: Santa Caterina da Siena, collocata sul lungotevere di Castel Sant&#8217;Angelo; la Via Crucis di San Giovanni Rotondo; il Cavallo morente della RAI; il Monumento a Pio XII nella Basilica di S. Pietro. Le sue opere figurano nei più prestigiosi musei del mondo: Berna, Zurigo, Goteborg, Oslo, Monaco di Baviera, Parigi, Barcellona, Berlino, San Paolo del Brasile, Buenos Aires, Venezia, Mosca, San Pietroburgo, Vienna, Washington, Tokio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1929, scrive di lui Carlo Carrà: &#8220;la scultura di Francesco Messina si caratterizza per un fare semplice e grandioso e per procedimento idealistico e classico, in grado di dar vita a forme che restano come &#8220;immagini ideali&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>ARMAND Fernandez Pierre</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 15:38:24 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Armand Pierre Fernandez, meglio conosciuto come Arman, nasce nel 1928 a Nizza e lì frequenta la Scuola di Arti decorative. Successivamente si trasferisce a Parigi per studiare alla Scuola del Louvre; in quell&#8217;ambiente conosce il critico Pierre Restanv e l&#8217;artista Yves Klein. Inizia con la pittura,  ma successivamente, sulla scia dei lavori di Pollock, De Stael e Kurt Schwitters, intraprende delle sperimentazioni basate sui materiali utilizzati ogni giorno. Realizza così le sue &#8220;Accumulazioni&#8221;, opere realizzate con oggetti come scarpe, telefonini, chitarre, ecc&#8230;, proprio ad evidenziare l&#8217;inizio dell&#8217;era del consumismo. Siamo intorno al 1960 quando Arman diventa uno dei maggiori esponenti del nouveau réalism con le sue &#8220;tele-sculture&#8221;. Comincia ad essere presente in mostre sparse in tutto il mondo: al MOMA di New York, al Walker Art Center di Minneapolis, allo Stedelijk Museum di Amsterdam, al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles, alla Biennale di Venezia e al Documenta a Kassel. Intorno agli anni &#8217;80 effettua un lungo soggiorno in Giappone dove realizza grandi sculture murali di utensili accumulati. Negli anni &#8217;90 Arman continua, nonostante il successo internazionale, a lavorare con instancabile dedizione e coerenza. Molti lo definirono come un uomo generoso: spesso, infatti, si faceva pagare in natura.<br />
La sua serie di sculture, intitolate &#8220;Atlantis&#8221;, sono frutto di un procedimento di fusione per il bronzo che lo fa apparire come deteriorato da immersione nell&#8217;acqua marina per lungo tempo.<br />
Sono del 1995 le accumulazioni effettuate con diversi tagli di carta moneta e degli oggetti in relazione (caffettiere e macinacaffè, legno segato e sega per il legno, etc&#8230;).</p>
<p>Muore a New York il 22 ottobre del 2005.</p>
<p align="justify"><span style="color: #d6cc28; font-size: x-small;"> </span></p>
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		<title>MINGUZZI Luciano</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 15:19:10 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Luciano Minguzzi nasce a Bologna nel 1911. Si appassiona all&#8217;arte grazie al padre scultore. Da giovane frequenta l&#8217;Accademia di Bologna e grazie ad una borsa di studio, soggiorna a Parigi ed a Londra.<br />
Le sue attività pubbliche iniziano nel 1933. E 10 anni dopo ottiene il suo primo premio alla Quadriennale di Roma. Seguono i premi dell&#8217;Angelicum del 1946 e nel 1950 ottiene il Gran Premio della Scultura alla 25° Biennale di Venezia grazie ad un gruppo di opere tra le quali un  Gallo, soggetto ricorrente delle sue opere.<br />
Nel dopoguerra realizza per la sua città natale il monumento ai partigiani, composto da due figure umane, un uomo ed una donna. L&#8217;opera, collocata presso Porta Lame, teatro di battaglia tra nazisti e partigiani nel 1944, è stata forgiata con il bronzo fuso dalla statua equestre di Benito Mussolini che si trovava all&#8217;interno dell&#8217;attuale Stadio &#8220;Renato Dall&#8217;Ara&#8221;.<br />
Vince il concorso, bandito nel 1950, per la &#8220;Quinta Porta&#8221; del Duomo di Milano, inaugurata nel 1965. Nel 1952 partecipa con una personale alla Biennale di Venezia e la giuria internazionale gli assegna un Premio Aggiunto per la Scultura. In questi anni scolpisce opere quali: l&#8217;Acrobata, il Contorsionista, le Due figure, la Donna che salta la corda e il Cane tra le canne.<br />
Nel 1970 gli viene conferito l’incarico per la realizzazione della &#8220;Porta del bene e del male&#8221; della Basilica di San Pietro in Vaticano: vi lavorerà con vigore e passione per sette anni.<br />
La sua scultura è stata, sin dall&#8217;inizio, carica di capacità espressive e di possibilità narrative. Influssi di cultura antica e moderna, si aggiungono al realismo, contemperando tendenze proprie dell&#8217;espressionismo e del cubismo.<br />
Muore a Milano il 30 maggio del 2004.</p>
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		<title>TRECCANI Ernesto</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 21:11:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ernesto Treccani è nato il 26 agosto 1920 a Milano. Figlio del fondatore dell’omonima grande enciclopedia, è entrato giovanissimo nei gruppi di avanguardia artistica e di fronda nei confronti della cultura fascista. Fondatore e direttore della rivista Corrente, ha esposto per la prima volta come pittore alla Bottega di Corrente nel 1940 con gli amici &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ernesto Treccani è nato il 26 agosto 1920 a Milano. Figlio del fondatore dell’omonima grande enciclopedia, è entrato giovanissimo nei gruppi di avanguardia artistica e di fronda nei confronti della cultura fascista. Fondatore e direttore della rivista Corrente, ha esposto per la prima volta come pittore alla Bottega di Corrente nel 1940 con gli amici Birolli, Guttuso, Migneco, Sassu e altri; nel 1943, ancora alla Galleria di Corrente e della Spiga, ha esposto un gruppo di opere con Cassinari e Morlotti. E&#8217; stato redattore, insieme a De Grada, De Micheli, Vittorini e altri, della rivista “Il 45”, poi animatore con Ajmone, Chighine, Francese e Testori, del gruppo “Pittura” e redattore della rivista “Realismo”. La sua prima personale è del 1949 alla milanese Galleria del Milione. Nel 1950 ha partecipato con opere di bianco e nero alla Biennale di Venezia e successivamente, nel 1952 e 1956, con mostre personali di disegno e di pittura alla XVI e XVIII edizione. Nello stesso 1956 ha preso parte alla mostra di realisti organizzata presso la Leicester Gallery di Londra e ha tenuto una personale alla Heller Gallery di New York. Tra i lavori degli anni Sessanta sono da ricordare le cinque grandi tele ispirate a “La luna e i falò” di Pavese (1962/63), il ciclo delle opere “Da Melissa a Valenza” (1964/65), i dipinti sul tema del giardino e delle siepi e la serie di acquarelli dedicata a un viaggio a Cuba. Più tardi, nel 1976, la grande mostra a Volgograd, Mosca e Leningrado, organizzata dal Ministero della Cultura sovietico. Nel 1978 Treccani ha dato vita alla Fondazione Corrente, con un programma mirante, oltre alla raccolta e allo studio di documenti, testimonianze e opere del periodo storico compreso tra la nascita del movimento di Corrente e gli anni del Realismo, all&#8217;organizzazione di incontri, dibattiti, seminari e mostre sui temi più attuali della cultura contemporanea.<br />
Dagli anni 80 in poi, Nizza diviene uno dei luoghi dove Treccani si reca sovente a dipingere; con Parigi, Macugnaga e Forte dei Marmi, è uno dei luoghi abituali di soggiorno creativo. Tra i lavori più significativi degli anni a cavallo del secolo troviamo anche i grandi cicli ispirati al Don Chisciotte di Cervantes e al Decamerone di Boccaccio, intese come testimonianza dell’intenso rapporto tra parola e immagine, che è sempre stato aspetto costante della ricerca di Treccani.</p>
<p>Muore nella sua città natale il 27 novembre 2009.</p>
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		<title>TAMBURI Orfeo</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 14:28:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ORFEO TAMBURI nasce a Jesi, provincia di Ancona, nel 1910. E’ uno degli artisti italiani più dotati e significativi all’interno del panorama artistico italiano ed europeo. La sua pittura, agli inizi, richiama toni e modi post-impressionisti e si modifica dagli anni Quaranta verso soluzioni più realistiche e personali, immediate negli schemi di composizione con forme &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ORFEO TAMBURI nasce a Jesi, provincia di Ancona, nel 1910. E’ uno degli artisti italiani più dotati e significativi all’interno del panorama artistico italiano ed europeo. La sua pittura, agli inizi, richiama toni e modi post-impressionisti e si modifica dagli anni Quaranta verso soluzioni più realistiche e personali, immediate negli schemi di composizione con forme e colori più semplici e sintetici. In Italia si dedica al paesaggio, alla figura e talvolta ai fiori, raro ricordo dei suoi marchigiani inizi artigianali. Si trasferisce a Roma in giovane età , frequentando l’Accademia di Belle Arti e iniziando a collaborare alle più importanti riviste letterarie e artistiche. Espone nel 1932 alla III Sindacale Laziale e, l’anno successivo, alla I Mostra Nazionale del Sindacato degli artisti; nel 1935 espone alla II Quadriennale di Roma.<br />
Insieme a Guttuso, Guzzi, Montanarini, Ziveri, Fazzini, espone nel gennaio 1940 alla Galleria di Roma in una mostra significativa del nuovo clima realista . E’ presente alla Biennale di Venezia e nel 1941 ha una personale alla Galleria Barbaroux di Milano. Gino Severini gli dedica inoltre una piccola monografia. . Nel 1947 si reca a Parigi, che dal quel momento diventa la sua città, instaurando un rapporto fecondo con il poeta Cendras e i pittori Villon e Vlaminck. Le vie e le case parigine diventano il <em>leit-motiv</em> della sua produzione artistica. Tiene la sua prima personale a Parigi nel 1948. Svolge anche attività di scenografo e illustratore. Nel 1957 espone al Museo d’Arte Moderna di San Francisco, alla galleria Landau di Los Angeles. Muore a Parigi nel 1994.</p>
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