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	<title>Collezione del Talento &#187; Biennale di Venezia</title>
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	<description>Collezione di incisioni e multipli d&#039;autore</description>
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		<pubDate>Fri, 04 Oct 2013 10:38:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Clicca qui per iniziare il tour virtuale dell&#8217;opera di Tano Festa &#160; Tano Festa nasce a Roma nel 1938. Si diploma all&#8217;Istituto d&#8217;Arte,, sezione fotografia artistica e già, nel 1959, espone alla galleria La Salita, di Roma, con Franco Angeli e Giuseppe Uncini. La sua prima produzione artistica, svela una nuova geometria, formata da oggetti &#8230;]]></description>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Tano Festa nasce a Roma nel 1938. Si diploma all&#8217;Istituto d&#8217;Arte,, sezione fotografia artistica e già, nel 1959, espone alla galleria La Salita, di Roma, con <a href="http://www.collezionedeltalento.it/angeli-franco/">Franco Angeli </a>e Giuseppe Uncini. La sua prima produzione artistica, svela una nuova geometria, formata da oggetti quotidiani, trasformati e caricati di una forza espressiva: famose sono le sue &#8220;Finestre&#8221;.</p>
<p>Fece parte della &#8221;Scuola di Piazza del Popolo&#8221;, con Angeli e <a href="http://www.collezionedeltalento.it/schifano-mario/">Mario Schifano</a>, divenendo uno degli artisti  della pop-art italiana. La scelta di tale nome non fu casuale: Festa infatti decise di indirizzare la sua ricerca verso una rivisitazione dell&#8217;arte italiana del Rinascimento, creando la serie &#8220;Michelangelo&#8221;, ma anche riportando gli affreschi della Cappella Sistina su tela emulsionata, con pittura a smalto.</p>
<p style="text-align: justify;">Attorno agli anni &#8217;70, la sua arte attraversa un periodo di &#8220;indifferenza&#8221; da parte della critica e del pubblico. Ma negli anni &#8217;80, con la serie Coriandoli, trova nuovi stimoli per riottenere una certa visibilità, soprattutto critica. La sua nuova espressione artistica, dura e tagliente, si concretizza in enormi tele ricoperte di materia pittorica in cui venivano lanciati puntini di carta (i &#8220;coriandoli&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1980 partecipa alla XL Biennale di Venezia e due anni dopo alla mostra &#8220;Artisti Italiani Contemporanei 1950 &#8211; 1983&#8243;.</p>
<p style="text-align: justify;">Tano Festa muore giovanissimo, nel 1988.</p>
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		<title>CHIA Sandro</title>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2013 09:03:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Clicca qui per iniziare il tour virtuale dell&#8217;opera di Sandro Chia Alessandro Chia, noto come Sandro Chia, è nato a Firenze nel 1946. Frequenta l&#8217;Istituto d&#8217;arte e nel 1969 si laurea presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Firenze. Dopo gli studi entra in contatto con le principali neoavanguardie europee e statunitensi. Effettua diversi viaggi, in &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://www.collezionedeltalento-museodigitale.com/sandro-chia-biografia-ed-opere/">Clicca qui per iniziare il tour virtuale dell&#8217;opera di Sandro Chia</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Alessandro Chia, noto come Sandro Chia, è nato a Firenze nel 1946. Frequenta l&#8217;Istituto d&#8217;arte e nel 1969 si laurea presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Firenze. Dopo gli studi entra in contatto con le principali neoavanguardie europee e statunitensi. Effettua diversi viaggi, in India, Turchia, per poi stabilirsi, nel 1970 a Roma per circa dieci anni. Sul finire degli anni Settanta, dopo varie esperienze di viaggio in Asia ed Europa, egli si convertirà al figurativismo e si inserirà naturalmente e automaticamente alla Transavanguardia. Successivamente si sposta a New York, ove vi rimane per oltre un ventennio. Tra le sue mostre personali più importanti si ricordano quelle presso: il Stedelijk Museum di Amsterdam (1983); il Metropolitan Museum di New York (1984); la National Galerie di Berlino (1984, 1992); il Museum of Modern Art di Parigi (1984);  il Museums di Dusseldorf (1984); il Palazzo Medici Riccardi a Firenze(1991); il Museums di Karlsruhe (1992); il Palm Springs (1993); la Villa Medici a Roma(1995); il Palazzo Reale a Milano (1997); il Boca Raton Museum of Art in Florida  (1997); la Galleria Civica di Siena (1997); la Galleria Civica di Trento (2000); il Museo d’Arte di Ravenna (2000); il Palazzo Pitti ed il Museo Archeologico Nazionale di Firenze(2002). Le più recenti sono le personali presso il Duomo di St. Agostino a Pietrasanta (2005) alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma (GNAM) (2010). Ha partecipato anche a diverse edizioni della Biennale di Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;">È stato uno dei più importanti esponenti del movimento della Transavanguardia italiana (movimento noto in Europa anche con il nome di Neo-espressionismo), assieme a Francesco Clemente, Mimmo Paladino, Nicola De Maria ed Enzo Cucchi. Il movimento, che è stato fondato dal critico Achille Bonito Oliva, ha avuto il suo maggiore successo negli anni ottanta, per poi declinare progressivamente. si trasferisce a Roma per un decennio e poi a New York per circa un ventennio.</p>
<p style="text-align: justify;"> Attualmente vive e lavora tra New York e Montalcino presso Siena.</p>
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		<title>DORAZIO Piero</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 16:36:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Clicca qui per iniziare il tour virtuale dell&#8217;opera di Piero Dorazio Piero Dorazio nasce a Roma nel 1927. Ultimati gli studi classici, studia per quattro anni alla Facoltà di Architettura. Nel 1944, frequenta i maggiori esponenti della corrente astrattista da cui comincia una forte collaborazione. Assieme agli amici Lucio Manisco, Mino Guerrini e Achille Perilli frequenta nel primo dopoguerra lo studio di Renato Guttuso, ma  presto &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.collezionedeltalento-museodigitale.com/piero-dorazio-biografia-ed-opere/"><strong>Clicca qui per iniziare il tour virtuale dell&#8217;opera di Piero Dorazio</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Piero Dorazio nasce a Roma nel 1927. Ultimati gli studi classici, studia per quattro anni alla Facoltà di Architettura. Nel 1944, frequenta i maggiori esponenti della corrente astrattista da cui comincia una forte collaborazione. Assieme agli amici Lucio Manisco, Mino Guerrini e <a href="http://www.collezionedeltalento.it/perilli-achille/">Achille Perilli</a> frequenta nel primo dopoguerra lo studio di <a href="http://www.collezionedeltalento.it/guttuso-renato/">Renato Guttuso</a>, ma  presto si allontana dal realismo socialista per aderire totalmente al movimento dell&#8217;astrattismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1947 aderisce al gruppo &#8220;Forma 1<em>&#8220;</em>, assieme ad <a href="http://www.collezionedeltalento.it/attardi-ugo/">Ugo Attardi</a>, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/consagra-pietro/">Pietro Consagra</a>, Mino Guerrini, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/perilli-achille/">Achille Perilli</a>, Antonio Sanfilippo, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/turcato-giulio/">Giulio Turcato</a> e <a href="http://www.collezionedeltalento.it/accardi-carla/">Carla Accardi</a>. Sempre nello stesso anno vince una borsa di studio all&#8217;École nationale supérieure des beaux-arts di Parigi. Con Perilli e Guerrini nel 1950 apre a Roma, la libreria-galleria <em>“L&#8217;Age d&#8217;Or”</em>, che nel 1951 si fonderà con il gruppo “Origine” di Mario Ballocco, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Ettore Colla, dando vita alla “Fondazione Origine”, nel cui ambito Colla e Dorazio pubblicano la rivista “Arti Visive”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;estate di 1953 tiene conferenze allo Harvard International Seminar ed alla Harvard University, a Cambridge. Espone nel 1954 alla Wittenborn One-Wall Gallery ed alla Rose Fried Gallery. Durante il suo soggiorno negli Stati Uniti conosce personalità importanti,  come i pittori Willem de Kooning, Mark Rothko, Jackson Pollock, Barnett Newman, Robert Motherwell ed il critico d&#8217;arte Clement Greenberg. In questo periodo, Dorazio si concentra anche sullo studio degli scritti di Kandinsky, la cui teoria sugli aspetti immateriali della pittura lo influenzerà notevolmente . n seguito torna in Italia per contuinuare un&#8217;intensa e costante attività espositiva, con mostre personali alla <em>Galleria Apollinaire</em> di Milano, alla <em>Galleria del Cavallino</em> a Venezia ed alla <em>Galleria La Tartaruga</em> a Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Espone al MoMA di New York e compie periodicamente soggiorni artistici in molte città europee tra le quali Parigi, Londra, Praga, Düsseldorf e Berlino al fine di diffondere la sua popolarità e la sua fama a livello internazionale. Nel 1959 partecipa a Documenta 2 a Kassel. L&#8217;anno seguente è fondatore del dipartimento di belle arti alla <em>School of Fine Arts</em> nella <em>Pennsylvania University</em> di Philadelfia, riconosciuta come la scuola d&#8217;arte e di architettura migliore degli Stati Uniti, del quale ricopre l&#8217;incarico di direttore e di professore sino al 1967. Espose in tre edizioni della Biennale di Venezia. Nel 1961 a Berlino, partecipa all&#8217;attività del <em>Gruppo Zero</em> insieme a Heinz Mach, Otto Pine e Gunter Uecher, a Parigi riceve il <em>Premio Kandinsky</em> e il primo <em>Premio della Biennale des Jeunes</em> mentre una sua personale è allestita negli spazi del Kunstverein di Düsseldorf.</p>
<p style="text-align: justify;">Instaura una stretta collaborazione artistica con Giuseppe Ungaretti: infatti Ungaretti scrive un saggio sulla sua pittura di Piero Dorazio per la presentazione del catalogo di una mostra alla <em>Galerie Im Erker</em>,  a San Gallo; mentre nel 1967  Dorazio a realizza una serie di grafiche per accompagnare la raccolta di poesie di Ungaretti intitolata “La luce”. Nel 1968 Dorazio risiede per sei mesi a Berlino dove insegna presso la <em>Deutsche Akademishe Austauschdienst, </em>ma due anni più tardi decide di dedicarsi solamente alla pittura, abbandonando l&#8217;insegnamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Muore a Perugia nel 2005.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>CASSINARI Bruno</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Mar 2013 10:24:09 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Bruno Cassinari nasce a Piacenza il 29 Ottobre 1912. Nel 1926 si iscrive alla scuola d&#8217;arte e successivamente frequenta e si laurea presso l&#8217;Accademia di Brera. Nel 1933 partecipa ad una mostra collettiva nella sua città natale; i suoi dipinti, esposti per la prima volta al pubblico, vengono definiti, dal critico Giuseppe Donazzi, &#8220;spirituali, semplici e grotteschi&#8221;. Nel 1938 nasce il periodico &#8220;Corrente di Vita Giovanile&#8221; e comincia l&#8217;amicizia con <a href="http://www.collezionedeltalento.it/treccani-ernesto/">Ernesto Treccani</a>, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/morlotti-ennio/">Ennio Morlotti</a>, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/guttuso-renato/">Renato Guttus</a>o, Renato Birolli e altri giovani artisti antinovecentisti, uniti dalla necessità di una libera ricerca espressiva. Partecipa alla Permanente di Milano , ai &#8220;Prelittoriali d&#8217;Arte&#8221; e alla &#8220;IX Mostra d&#8217;arte del Sindacato interprovinciale fascista&#8221;. Partecipa a diverse edizioni della Biennale di Venezia dove, nella XXVI edizione, vince il Gran premio della Pittura italiana. Nel 1956 partecipa alla mostra itinerante &#8220;Italian Art of the XX Century&#8221; allestita nei musei delle principali città australiane e curata da Enrico Prampolini. Delle altre mostre internazionali si ricordano : “Peintres et sculpteurs italiens du Futurisme à nos jours” al Musée d&#8217;Art et d&#8217;Industrie di Saint-Etienne, “20th Century Italian Painting and Sculpture from the Estorick Collection” alla South London Art Gallery, “Jahresausstellung mit italienischen Malern” a Darmstadt. Espone a Milano con grandi nomi del calibro di: Ajmone, Birolli, Dova, Gentilini, Fontana, Morlotti e Scanavino, presso la Galleria Pater.</p>
<p style="text-align: justify;">Muore a Milano nel 1992.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha scritto di lui, Elio Vittorini: ”…dedizione mistica. E gli viene dal sangue; bisogno di frugare, scavare nel mondo, sudando anche sangue stesso, per strappargli grida di colore. Mai un pittore giovane dei nostri tempi è stato  fin dal principio così deciso nel bisogno di ottenere dal colore e solo dal colore un risultato di profondità. Gli ultimi paesaggi di Cassinari sono opere che già possono prendere posto nella storia dell’arte italiana contemporanea&#8230;Una grazia gli ha perforato le mani…”</p>
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		<title>GENTILINI Franco</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jan 2013 16:41:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Franco Gentili nasce a Faenza il 4 agosto del 1909. Inizia a lavorare, fin da giovane, come apprendista in una bottega di ebanista intagliatore. Tra il 1921 e il 1925 frequenta i quattro corsi serali della Scuola Comunale «Tommaso Minardi» di Disegno industriale e Plastica. Successivamente incontra il pittore Giovanni Romagnoli, titolare della cattedra di Pittura all&#8217;Accademia di Belle Arti di Bologna, da &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Franco Gentili nasce a Faenza il 4 agosto del 1909. Inizia a lavorare, fin da giovane, come apprendista in una bottega di ebanista intagliatore. Tra il 1921 e il 1925 frequenta i quattro corsi serali della Scuola Comunale «Tommaso Minardi» di Disegno industriale e Plastica. Successivamente incontra il pittore Giovanni Romagnoli, titolare della cattedra di Pittura all&#8217;Accademia di Belle Arti di Bologna, da cui apprende i primi suggerimenti del mestiere. Nel 1930 partecipa alla XVII Biennale di Venezia. Due anni più tardi si trasferisce definitivamente a Roma. Entra nell&#8217;ambiente letterario dello storico Caffè Aragno, dove conosce e frequenta artisti e letterati, del calibro di Cagli, Mucci, Falqui e Sinisgalli, avviando con loro lunghe collaborazioni nell&#8217;illustrazione di testi e poesie. Nel 1934 si piazza al primo posto del  Premio Rubicone, mentre l&#8217;anno precedente arriva secondo.</p>
<p>Il mondo artistico di Gentilini si forma nel contesto della cultura italiana tra la seconda guerra mondiale e il dopoguerra, quindi lontano dalle tecniche del Futurismo. Gentilini passa dalla realizzazione di opere pubbliche commissionate, ad opere al cavalletto (ritratti, modelle) ed a composizioni ispirate alle popolari feste campestri. I soggetti delle sue opere sono le tipiche Cattedrali (a partire dal Duomo di Monreale), i Battisteri, i muri di città, i giocolieri, i paesaggi dalle prospettive irregolari, i suonatori di strada, le donne caratterizzate da stivaletti con tacchi a rocchetto, le biciclette, i carretti e gli animali. Gentilini è l&#8217;artista della <em>joie de vivre</em>, anche se quella gioia è deturpato dalla perdita di un mondo ideale, frantumato dalla guerra e dalla premonizione della nascente società di massa.</p>
<p>Dalla metà degli anni cinquanta le sue figure (famose le sue donne ispirate all&#8217;attrice Kim Novak) e composizioni, si trasformano verso l&#8217;essenzialità geometrica, assumendo quasi una bidimensionalità piena di effetti cromatici e ritmici del colore. La pittura di Gentilini si aggancia alla tradizione popolare, riabilitando l&#8217;aspetto grafico della pittura. Gentilini viene considerato uno dei maggiori artisti figurativi italiani del novecento.</p>
<p>Muore il 5 aprile del 1981.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>ACCARDI Carla</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Dec 2012 15:07:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Carla Accardi nasce a Trapani nel 1924. Si trasferisce a Palermo dove, nel 1947, consegue il diploma presso l&#8217;Accademia di Belle Arti. La sua carriera artistica inizia con il gruppo Forma 1, ideato e fondato assieme agli amici e colleghi come Pietro Consagra, Ugo Attardi, Mino Guerrini, Achille Perilli, Giulio Turcato, Piero Dorazio e Antonio Sanfilippo. &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Carla Accardi nasce a Trapani nel 1924. Si trasferisce a Palermo dove, nel 1947, consegue il diploma presso l&#8217;Accademia di Belle Arti. La sua carriera artistica inizia con il gruppo Forma 1, ideato e fondato assieme agli amici e colleghi come <a href="http://www.collezionedeltalento.it/consagra-pietro/">Pietro Consagra</a>, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/attardi-ugo/">Ugo Attardi</a>, Mino Guerrini, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/perilli-achille/">Achille Perilli</a>, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/turcato-giulio/">Giulio Turcato</a>, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/dorazio-piero/">Piero Dorazio</a> e Antonio Sanfilippo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1950 tiene la sua prima mostra personale alla Libreria Age d&#8217;Or di Roma. L&#8217;anno successivo è alla Libreria Salto di Milano, luogo di ritrovo degli artisti del MAC. Nel 1954, affronta problematiche di riduzione cromatica e segnica, che per la prima volta vengono esposte durante la sua personale, del 1955, alla Galleria San Marco di Roma. La ricerca di Carla Accardi procede nella direzione dell&#8217;automatismo segnico fino all&#8217;inizio degli anni Sessanta. Nel 1965 abbandona le tempere a favore di vernici colorate e fluorescenti che applica su supporti plastici trasparenti, uscendo dalla dimensione del quadro e coinvolgendo lo spazio, con un atteggiamento che sarà importante per gli artisti dell&#8217;Arte povera. Negli anni Settanta torna agli schemi geometrici reiterati su grandi tele chiamate <em>Lenzuoli</em> che saranno presentati alla Galleria Editalia di Roma nel 1974. Tra le pioniere del femminismo in Italia, fa parte con Carla Lonzi del gruppo &#8220;Rivolta Femminile&#8221;. Nel 1996 è nominata membro dell&#8217;Accademia di Brera e nel 1997, fa parte della Commissione per la Biennale di Venezia nel ruolo di consigliere. Viene considerata come una delle fondatrici dell&#8217;astrattismo in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Partecipa a due edizioni della Biennale di Venezia, e nel 1995 partecipa alla mostra <em>The Italian Metamorphosis</em> al Guggenheim Museum di New York.</p>
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		<title>PERILLI Achille</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Dec 2012 11:14:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Achille Perilli nasce a Roma nel 1927. Ancora studente, organizza la sua prima mostra, assieme a Piero Dorazio e Giovanni Guerrini, al Liceo Giulio Cesare. Nel 1945 si iscrive alla Facoltà di Letteratura e Storia dell&#8217;Arte dell’Università di Roma, dove si laurea con Lionello Venturi con una tesi su Giorgio De Chirico. Nel 1946 conosce Renato Guttuso,, Carla Accardi, &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Achille Perilli nasce a Roma nel 1927. Ancora studente, organizza la sua prima mostra, assieme a Piero Dorazio e Giovanni Guerrini, al Liceo Giulio Cesare. Nel 1945 si iscrive alla Facoltà di Letteratura e Storia dell&#8217;Arte dell’Università di Roma, dove si laurea con Lionello Venturi con una tesi su Giorgio De Chirico. Nel 1946 conosce <a href="http://www.collezionedeltalento.it/guttuso-renato/">Renato Guttuso</a>,, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/accardi-carla/">Carla Accardi</a>, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/attardi-ugo/">Ugo Attardi</a>, <a href="http://www.collezionedeltalento.it/consagra-pietro/">Pietro Consagra</a>, Antonio Sanfilippo e <a href="http://www.collezionedeltalento.it/turcato-giulio/">Giulio Turcato</a>, costituendo con loro,  il gruppo &#8220;<em>Forma1&#8243;</em>, di cui dirigeva il manifesto per un&#8217;arte &#8220;della forma pura&#8221;. La sua è una forma espressiva non figurativa, non referenziale, non rapportabile ad alcuna immagine conosciuta, senza alcun riferimento a forme reali o naturali.</p>
<p style="text-align: justify;">In forte polemica con il Neorealismo che si andava diffondendo in quegli anni, Achille Perilli aderisce al Mac (Movimento Arte Concreta1948), con Soldati, Bruno Munari, Monnet, Dorfles, collaborando successivamente alla fondazione delle riviste &#8220;Origine&#8221; e &#8220;Arti Visive&#8221;. Dopo aver esposto i suoi primi lavori con il Gruppo di &#8220;Arte Sociale&#8221; presso la sezione del Partito Socialista di via Molise a Roma, soggiorna a Parigi, dove conosce Arp, Magnelli e Picabia, studia le opere di Cézanne, Picasso, Braque, Matisse e Kupka e partecipa al Congresso Internazionale dei Critici d’Arte.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1951, in collaborazione con l’Art Club, allestisce, presso le sale della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la mostra &#8220;Arte Astratta e Concreta in Italia&#8221;: la prima rassegna completa dell’astrattismo italiano. Ne 1962 partecipa alla Biennale di Venezia con una sala intermente dedicata alla sua pittura. Numerosissime sono le sue mostre in Italia e nel mondo, tra cui si ricordano le retrospettive alla Narodni Galerie di Praga nel 1970 ed a Parigi nel 1984.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stile pittorico di Achille Perilli, fonda le sue figure geometriche sull&#8217;ambiguità, sull&#8217;essere insieme aperte e chiuse, sul suo crescere fino a creare uno spazio non reale, ma dell&#8217;immagine, fatta di figure piane che allo sguardo risultano inverosimili ed irregolari, quasi irrisolte e concepite in una direziona assolutamente astratta.</p>
<p style="text-align: justify;">Achille Perilli, grande protagonista del rinnovamento delle arti europee fin dal primo dopoguerra, offre nel 2006 una esposizione dal titolo “La Stravaganza della Scultura” che contiene una serie di sculture, dalle “Colonne” realizzate a partire dal 1963 fino al 1968, i “Bianchi” del 1975, i “Distorti” (1996-98), le “Argille” (1997-98) fino agli “Alberi”, produzione a cui il Maestro continua a lavorare ancora oggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>LEVI Carlo</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Nov 2012 14:24:34 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Carlo Levi nasce a Torno nel 1902, in un&#8217;agiata famiglia ebraica. Fin da giovane si appassiona alla pittura, una forma d&#8217;arte che coltiverà per tutta la vita raggiungendo anche importanti successi. Al termine degli studi secondari, si iscrive alla facoltà di medicina all&#8217;Università di Torino e durante quel periodo, grazie allo zio, l&#8217;onorevole Claudio Treves, conosce Piero Gobetti, che lo invita a collaborare alla sua rivista &#8220;La Rivoluzione Liberale&#8221; e lo introduce nella scuola di Felice Casorati, attorno alla quale si sviluppa l&#8217;avanguardia pittorica torinese.</p>
<p style="text-align: justify;">Levi, inserito in questo contesto, conosce e frequenta personaggi di grande rilievo culturale,  come Cesare Pavese, Giacomo Noventa, Antonio Gramsci, Luigi Einaudi e, più tardi, importante per la sua evoluzione pittorica, Edoardo Persico, Lionello Venturi, Luigi Spazzapan. Nel 1923 effettua un viaggio a a Parigi, dove ha la possibilità di ammirare opere di Modigliani e di Soutine: ne trae una spinta alla ribellione contro la retorica fascista e la cultura ufficiale italiana. Durante questo soggiorno, scrive anche il primo articolo sulla sua pittura nella rivista <em>Ordine nuovo</em>. Si laurea in medicina diventa assistente, fino al 1928, nella Clinica Medica dell&#8217;Università di Torino,  ma non eserciterà mai la professione di medico, preferendo definitivamente la pittura e il giornalismo. La profonda amicizia con Felice Casorati orientano la prima attività artistica del giovane Levi, con le opere pittoriche <em>Ritratto del padre</em> (1923) e il levigato nudo di <em>Arcadia</em>, con il quale partecipa alla Biennale di Venezia del 1924. Dopo altri soggiorni a Parigi, dove aveva mantenuto uno studio, la sua pittura, influenzata dalla <em>Scuola di Parigi</em>, subisce un ulteriore cambiamento stilistico, proseguito poi con la conoscenza, tra il 1929 e il 1930, di Modigliani. Con il sostegno di Edoardo Persico e Lionello Venturi, alla fine del 1928 prende parte al movimento pittorico cosiddetto dei sei pittori di Torino, insieme a Gigi Chessa, Nicola Galante, Francesco Menzio, Enrico Paulucci e Jessie Boswell, che lo porterà a esporre in diverse città in Italia e anche in Europa.<br />
Nel 1931 prende parte al movimento antifascista di &#8220;Giustizia e libertà&#8221;, fondato  da Carlo Rosselli. Per sospetta attività antifascista, nel marzo 1934 Levi viene arrestato, e l&#8217;anno successivo, dopo un secondo arresto, condannato al confino, nel paese lucano di Grassano e successivamente trasferito nel piccolo centro di Aliano, da questa esperienza nascerà il suo romanzo più famoso, <em>Cristo si è fermato a Eboli, </em>pubblicato da Einaudi due anni più tardi<em>. </em>Dopo la grazia concessagli nel 1936 dal regime fascista, si trasferisce in Francia, dove continua la sua attività politica. Rientrato in Italia, nel 1943 aderisce al Partito d&#8217;azione e dirige insieme ad altri Azionisti <em>La Nazione del Popolo</em>, organo del Comitato di Liberazione della Toscana.</p>
<p style="text-align: justify;">Levi continuerà nel dopoguerra la sua attività di giornalista, in qualità di direttore del quotidiano romano <em>Italia libera</em>, partecipando a iniziative e inchieste politico-sociali sull&#8217;arretratezza del Mezzogiorno d&#8217;Italia, e per molti anni collaborerà con il quotidiano <em>La Stampa</em> di Torino. Nel 1954 aderisce al gruppo neorealista e partecipa alla Biennale di Venezia con apprezzabili dipinti, in chiave realistica come la sua narrativa. Dopo <em>Cristo si è fermato a Eboli</em>, di grande interesse sono <em>Le parole sono pietre</em>, del 1955, sui problemi sociali della Sicilia (vincitore nello stesso anno del Premio Viareggio), <em>Il futuro ha un cuore antico</em> (1956), <em>Tutto il miele è finito</em> (1965), e <em>L&#8217;orologio</em>, pensosa e inquieta cronaca degli anni della ricostruzione economica italiana (1950).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1963, la sua vita politica diventa sempre più attiva in quanto decide di modificare quella politica immobile e stratificata, conservatrice di diritti ottenuti molto spesso illegalmente.Nel gennaio 1973 subisce due interventi chirurgici per il distacco della retina. In stato temporaneo di cecità riuscirà a scrivere <em>Quaderno a cancelli</em>, che sarà pubblicato postumo nel1979, e a tracciare più di 146 disegni della cecità, che saranno pubblicati nel volume &#8220;<em>Carlo Levi inedito: con 40 disegni della cecità</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Muore a Roma il 4 gennaio 1975.</p>
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		<title>PALADINO Mimmo</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Oct 2012 10:51:49 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Domenico Paladino, meglio conosciuto come Mimmo Paladino, nasce a Paduli, in provincia di Benevento, il 18 dicembre 1948. Grazie allo zio pittore, si appassiona da piccolo all&#8217;arte, in modo tale da maturare in lui la decisione di iscriversi al Liceo Artistico di Benevento. Nel 1964 visita per la prima volta la Biennale di Venezia, rimanendo affascinato dagli artisti  pop americani. Nel 1968 esordisce con la sua prima esposizione presso la Galleria Carolina di Portici , dove viene presentato dal giovane Achille Bonito Oliva, che lo affiancherà criticamente nel corso di tutta la sua carriera artistica, includendolo nel novero degli artisti della Transavanguardia e l’anno successivo lo presenterà nuovamente nella personale di Caserta allo Studio Oggetto di Enzo Cannaviello. Attorno agli anni &#8217;70 Mimmo Paladino si trasferisce a Milano, travolto dal turbinio artistico del capoluogo lombardo. Nel <a title="1977" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1977">1</a>977 partecipa all’ Esposizione &#8220;Internazionale Triennale &#8220;für Zeichnung&#8221;, a Breslavia, dove si comincia ad intravedere i primi  cambiamenti artistici che lo consacreranno esponente della Transavanguardia. È di questo anno infatti la realizzazione del dipinto &#8220;Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro&#8221;, che oggi i critici lo considerano come il quadro simbolo del ritorno degli artisti alla pittura dopo la lunga stagione delle proposte concettuali degli anni passati.  Nel 1978 compie il suo primo viaggio a New York, città che lo vedrà negli anni a venire protagonista di diverse occasioni espositive.</p>
<p style="text-align: justify;">Si rafforza la collaborazione con Bonito Oliva e con  Sandro Chia, Enzo Cucchi, Nicola De Maria e Francesco Clemente,  con i quali partecipa alle collettive &#8220;Le stanze&#8221;, presso il Castello dei Colonna di Genazzano, &#8220;Opere fatte ad arte&#8221;, nel palazzo della Città di Acireale, connubio che trova realizzazione l’anno seguente con &#8220;Aperto ’80&#8243;, all’interno della Biennale di Venezia, dove viene ufficialmente presentata la Transavanguardia. In quell&#8217;occasione, Paladino espone le opere Castello dei Colonna di Genazzano&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La passione per il disegno lo porta, nel 1980, ad un&#8217;altra espressione artistica: l’incisione, misurandosi con le varie forme dell’acquaforte, dell’acquatinta, della xilografia e della linoleografia (cammino ampliato anche dalla collaborazione con Alberto Serighelli, con il quale produrrà fogli di grande formato).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1981 si contano innumerevoli  esposizioni: al Kunstmuseum di Basilea e alla Kestner Gesellschaft di Hannover, presentato da Amman, al Mannheimer Kunstverein di Mannheim, al Groninger Museum di Groningen, alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna. È dello stesso anno un’importante partecipazione all’esposizione &#8220;A New Spirit in Painting&#8221;, presso la Royal Academy di Londra, mostra che riflette, a livello internazionale, sull’entità dei nuovi linguaggi pittorici. Il 1982 è l’anno delle partecipazioni e dei riconoscimenti internazionali: Partecipa alla Biennale di Sidney, allo Zeitgeist di Berlino, a Documenta 7 di Kassel e realizza le personali presso il Louisiana Museum of Modern Art di Humlebaek, ; e poi nelle gallerie private di Anversa, Monaco, Napoli, Parigi, Roma, Zurigo. Inizia nel 1982 ad esporre per la Galleria Waddington di Londra,ed è membro onorario della Royal Academy. La sua carriera artistica si impreziosisce di numerosi viaggi, soprattutto negli Stati Uniti dove nel 1983 allestisce la sua prima personale presso la Galleria Sperone Westwater di New York.  Espone nelle collettive: &#8220;Det Italienska Transavangardet&#8221; presso la Lunds Konsthall di Stoccolma, &#8220;An International Survey of Recent Painting and Sculpture&#8221; alMuseum of Modern Art di New York, &#8220;Content: a Contemporary Focus, 1974/1984&#8243; all’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington, &#8220;Contemporary Italian Masters&#8221; al Chicago Public Library Cultural Center.  Nel 1990 Paladino espone il ciclo &#8220;EN DO RE&#8221;, opere Senza titolo, caratteristica molto ricorrente nelle opere di questi anni. L&#8217;artista afferma, infatti: &#8220;Io non ho mai dato titoli che suggeriscono un significato particolare, che potrebbero obbligare a leggere l&#8217;opera in termini strettamente simbolici e letterari. Il titolo di un&#8217;opera rappresenta sempre per me il lato spiazzante per l&#8217;interpretazione dell&#8217;opera&#8221;. Nel 1994 la sua prima mostra antologica dell’opera grafica, con la pubblicazione del catalogo completo del suo lavoro, è stata allestita, al Palacio Revillagigedo di Gijon (Spagna). È il primo artista contemporaneo italiano a tenere una mostra in Cina, alla Galleria Nazionale delle Belle Arti di Pecchino.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1999, presenta l’installazione &#8220;I Dormienti&#8221; nel sotterraneo della Roundhouse di Londra, ideata l&#8217;anno prima  per la Fonte delle Fate di Poggibonsi, L’opera si avvale di una musica scritta appositamente per l’occasione da Brian Eno.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1999 una grande mostra alla South London Gallery include Testimoni, un nuovo gruppo completo di 20 sculture in pietra bianca di Vicenza e Zenith, una serie di lavori in tecnica mista su alluminio. Nel 2003 rappresenta insieme a  Chia,  Clemente, Cucchi, e  De Maria &#8220;Transavanguardia 1979-1985&#8243; al Museo d&#8217;arte contemporanea del Castello di Rivoli, a cura di Ida Gianelli. Nel 2005 espone al Museo Rupertinum di Salisburgo e la Loggetta Lombardesca di Ravenna dedica una grande mostra ai suoi lavori teatrali titolata “Paladino in Scena”, a cura di Claudio Spadoni. Nel giugno dello stesso anno, in occasione della Biennale, presenta una mostra di grandi sculture alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro a Venezia. Nel 2009 un gruppo di sue sculture viene esposto,&#8221;en plein air&#8221;, a Orta San Giulio, sul Lago d&#8217;Orta; fra le opere un cavallo che galleggia davanti alla riva di villa Bossi, sede municipale. Una delle sculture &#8220;Caduto a ragione&#8221; viene collocata sull&#8217;isola di San Giulio con l&#8217;ausilio di un elicottero. Nel 2012 i suoi cavalli vengono posizionati sulla Fòcara di Novoli (Lecce), un vero e proprio monumento di ingegneria agraria e devozione, eretto e bruciato in onore di Sant&#8217;Antonio Abate e che sfiora i 25 metri di altezza e i 20 di diametro alla base.</p>
<p style="text-align: justify;">I soggetti delle sue opere hanno un intonazione arcaica, accentuata dall&#8217;uso di simboli greco-romani, etruschi e paleo-cristiani e di tecniche antiche come l&#8217;encausto e il mosaico.</p>
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		<title>MESSINA Francesco</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Aug 2012 08:35:33 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Francesco Messina nasce a Linguaglossa, in provincia di Catania, nel 1900. Cresciuto a Genova, dove ha studiato e vissuto fino all&#8217;età di trentadue anni. Nel 1922 partecipò alla Biennale Internazionale d&#8217;Arte di Venezia e tra il 1926 ed il 1929 alle esposizioni del gruppo artistico <em>Il Novecento Italiano</em> a Milano. Nel 1932 si trasferisce a Milano. Due anni più tardi ottiene, dopo un concorso nazionale, la cattedra di scultura presso l&#8217;Accademia Brera di cui divenne, nel 1936, il direttore. Nel 1942 vince il Premio di Scultura alla XXIII Biennale Internazionale d’arte di Venezia, e solamente l&#8217;anno dopo viene nominato Accademico d&#8217;Italia. Nel 1947 partecipa all&#8217;esposizione di scultura e grafica a Buenos Aires nella Galleria Muller riscuotendo notevole successo. Nel 1949 espone alla <em>3rd Sculpture International </em>di Filadelfia assieme a Marino Marini e Picasso. Con una mostra personale partecipa anche alla XXVIII Biennale Internazionale di Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1974 viene aperto a Milano il Civico Museo-Studio Francesco Messina nell’antica chiesa sconsacrata di San Sisto al Carrobbio. Diventerà lo studio ufficiale dell&#8217;artista, dove vengono esposte circa ottanta sculture, tra gessi, terrecotte policrome, bronzi e cere e una trentina di opere grafiche (litografie, pastelli, acquarelli, disegni a matita), tutte donate al Comune di Milano.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1978 partecipa a due grandi mostre in Unione Sovietica presso il Museo Puskin di Mosca e l&#8217;Ermitage di Leningrado che poi aprirono delle sale dedicate grazie alla donazione di circa 40 opere di scultura e altrettante di grafica.</p>
<p style="text-align: justify;">Muore a Milano nel 1995 a Milano. Fondamentale è stata l&#8217;assistenza della figlia Paola, nei suoi ultimi anni di vita</p>
<p style="text-align: justify;">La critica l&#8217;ha consacrato come uno dei più grandi scultori figurativi del Novecento, insieme a Giacomo Manzù, Arturo Martini, Marino Marini. È il padre di alcuni dei maggiori monumenti del Novecento italiano: Santa Caterina da Siena, collocata sul lungotevere di Castel Sant&#8217;Angelo; la Via Crucis di San Giovanni Rotondo; il Cavallo morente della RAI; il Monumento a Pio XII nella Basilica di S. Pietro. Le sue opere figurano nei più prestigiosi musei del mondo: Berna, Zurigo, Goteborg, Oslo, Monaco di Baviera, Parigi, Barcellona, Berlino, San Paolo del Brasile, Buenos Aires, Venezia, Mosca, San Pietroburgo, Vienna, Washington, Tokio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1929, scrive di lui Carlo Carrà: &#8220;la scultura di Francesco Messina si caratterizza per un fare semplice e grandioso e per procedimento idealistico e classico, in grado di dar vita a forme che restano come &#8220;immagini ideali&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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