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	<title>Collezione del Talento &#187; Accademia di San Luca</title>
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	<description>Collezione di incisioni e multipli d&#039;autore</description>
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		<title>BODINI Floriano</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Sep 2012 14:00:54 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="left">Floriano Bodini nasce nel 1933 a Gemonio, in provincia di Varese. Qualche anno più tardi la sua famiglia si trasferisce a Milano dove frequenta il liceo artistico. All&#8217;Accademia di Brera consce il suo maestro <a href="http://www.collezionedeltalento.it/messina-francesco/">Francesco Messina</a>, dal quale nasce un rapporto di stima ed amicizia reciproca. Un&#8217;altra figura molto importante per la formazione di Bodini è quella di Giuseppe Guerreschi, il quale presenta la sua prima mostra personale del 1958 a Gallarate. Negli anni seguenti la Galleria Gian Ferrari, a Milano, effettua una mostra all&#8217;opera &#8220;Ritratto di un Papa&#8221;, attualmente conservata nei Musei Vaticani. Floriano Bodini s&#8217;impegna fortemente nell&#8217;insegnamento: prima insegnante presso il Liceo Artistico, poi titolare della cattedra di Tecnologia del marmo all&#8217;Accademia di Brera e nel 1978 docente della cattedra di scultura all&#8217;Accademia di Carrara, diventando in seguito Direttore fino al 1987 e Presidente sino al 1991.</p>
<p style="text-align: justify;" align="left">A partire dal 1970, Bodini inizia ad utilizzare il marmo, materiale sempre più usato nel suo lavoro, soprattutto per le opere monumentali. Realizza in marmo il monumento a Virgilio, per la città di Brindisi, nel 1985; la &#8220;Fonte di Sant&#8217;Agostino&#8221;, per Casciago (Varese), nel 1986; &#8220;Paolo VI&#8221; per il Duomo di Milano, nel 1989; il ritratto del &#8220;Cardinal Ferrari&#8221; per il Duomo di Parma, 1994;:l&#8217;altare maggiore del Duomo di Varese, 1991; il complesso dell&#8217;Altare Maggiore del Santuario della Santa Casa di Loreto, 1994; il &#8220;Monumento ai caduti del lavoro&#8221; per la città di Carrara, 1995; l&#8217;Altare Maggiore del Santuario&#8221; dell&#8217;Addolorata di Rho, 1995; l&#8217;Altare, l&#8217;Ambone e la sede delle Grotte Vaticane, 1999; la statua di &#8220;Santa Brigida di Svezia&#8221; per la Basilca di San Pietro in Vaticano; la Porta bronzea per il Laterano, 2000.</p>
<p style="text-align: justify;" align="left">In bronzo realizza il &#8220;Monumento a Paolo VI&#8221; per il sacro Monte di Varese, 1986; il &#8220;Volo di colombe&#8221; nel 1997 per la nuova sede AGIP di San Donato Milanese; il monumento a &#8220;I sette di Gottinga&#8221; per la città di Hannover, 1998; il monumento &#8220;A Stradivari&#8221; per la città di Cremona, 1999, oltre a numerose sculture conservate nei musei italiani e internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;" align="left">Partecipa ad innumerevoli mostre pubbliche in città come Milano, Roma, New York, Pittsburgh, Amburgo, Lisbona, Madrid, Colonia, Hannover, Buenos Aires, Berlino, Bonn, Anversa. Partecipa anche alla nona e decima edizione della Quadriennale di Roma e sia nel 1962 che nel 1982 espone alla Biennale Internazionale d&#8217;Arte di Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;" align="left">E&#8217; insignito nel 1977 del Premio Presidente della Repubblica per la Scultura dall&#8217;Accademia di San Luca. Nel 1979 gli viene conferito il Premio Bolaffi. Nel 1997 gli è attribuito il Premio per la Scultura Michelangelo Buonarroti; nel 1998 la città di Suzzara, in occasione del II Premio &#8220;Dino Villani&#8221; gli dedica il premio alla carriera. Nello stesso anno è Maestro del Palio della città di Asti. L&#8217;8 maggio del 1999 viene inaugurato il Museo Civico Floriano Bodini a Gemonio.</p>
<p style="text-align: justify;" align="left">Muore a Milano il 2 Luglio 2005</p>
<p style="text-align: justify;" align="left">
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		<title>MACCARI Mino</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 13:38:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mino Maccari nasce a Siena nel 1898. Fin da piccolo estroverso e dotato di una vivace intelligenza visiva, è portato verso il disegno libero con il carboncino, ma il padre, professore di lettere, cerca in tutti i modi d&#8217;indirizzarlo verso studi umanistici. Completati gli studi secondari, s&#8217; iscrive all&#8217;università. Interventista come molti giovani del suo &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mino Maccari nasce a Siena nel 1898. Fin da piccolo estroverso e dotato di una vivace intelligenza visiva, è portato verso il disegno libero con il carboncino, ma il padre, professore di lettere, cerca in tutti i modi d&#8217;indirizzarlo verso studi umanistici. Completati gli studi secondari, s&#8217; iscrive all&#8217;università. Interventista come molti giovani del suo tempo, partecipa a soli 19 anni come Ufficiale di Artiglieria di Campagna alla Grande Guerra.<br />
Alla fine del conflitto, riprende a Siena gli studi universitari e nel 1920 si laurea in giurisprudenza; inizia a lavorare presso lo studio dell&#8217;avvocato Dini; nel tempo libero  si dedica alla sua vera passione: la pittura. Sono questi i momenti, fuori da schemi prefissati, nei primi tentativi con la pittura e l&#8217;incisione, dove sente di più l&#8217;esigenza di dare un senso alla sua vita. Nel 1924 viene chiamato da a curare la stampa della Rivista &#8220;Il Selvaggio&#8221;, dove gli vengono pubblicate le sue prime incisioni. Dopo alcuni anni di convivenza tra lavoro al giornale e lo studio legale, agli inizi del 1926 lascia la professione forense per assumere la direzione del Selvaggio che terrà fino al 1942. Ma quando Maccari si renderà conto che il terreno politico è ormai impercorribile per il fascismo intransigente, a causa dell&#8217; osteggiata normalizzazione portata avanti da Mussolini, Il Selvaggio cambierà rotta per puntare sul terreno culturale. Per inaugurare questo percorso scriverà l&#8217;articolo di fondo intitolato &#8220;Addio al passato&#8221;, che descrive il nuovo indirizzo del Selvaggio, una rivista che deve dedicarsi all&#8217;arte, alla satira e alla risata politica, seguendo una tradizione paesana e beffarda all&#8217;apparenza ma in realtà sottilmente colta. Maccari collabora con Ardengo Soffici, Ottone Rosai e Achille Lega. Nel frattempo, negli anni che vanno dal 1927 al 1930, si fa conoscere al grande pubblico come pittore partecipando a varie mostre nazionali.Vasta anche la sua produzione grafica che va da l&#8217;&#8221;Album di Vallecchi&#8221; (1925), Il &#8220;trastullo di Strapaese&#8221; (1928) a &#8220;Linoleum&#8221; (1931). Maccari illustra nel 1934 &#8220;La vecchia del Bal Bullier&#8221; di Antonio Baldini e nel 1942 pubblica la cartella &#8220;Album&#8221;, cui seguono &#8220;Come quando fuori piove&#8221; e &#8220;Il superfluo illustrato&#8221;.<br />
Per la sua opera pittorica, ricca di evidenti accentuazioni cromatiche e pennellate veloci, il disegno violento unito al tratto vivo del segno grafico delle sue incisioni, viene riconosciuto dalla critica artista completo. Nel secondo dopoguerra continua ancora ad acquisire riconoscimenti, merito di un prolifico lavoro creativo, e a presentare mostre personali. Nel 1962 gli viene anche affidata la presidenza dell&#8217;Accademia di San Luca a Roma e riesce ad ottenere una mostra personale alla Gallery 63 di New York. Sterminata è la sua produzione di disegni, acquarelli, tempere ecc., a volte in collaborazione con case editrici di prestigio. Merita citare, solo come ottimo esempio, i 32 disegni in bianco e nero e a colori con i quali illustrò &#8220;Il gusto di vivere&#8221;, volume che raccoglie scritti di Giancarlo Fusco, curato da Natalia Aspesi e pubblicato dalla Laterza nel 1985. Muore novantenne a Roma, il 16 giugno 1989.</p>
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